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Orizzonte Monviso, architettura di montagna L’ispirazione della natura
La localizzazione dei nuclei abitati nell’ambiente alpino può a prima vista apparire libera e fantasiosa, in realtà risponde a requisiti ben precisi. La scelta del luogo di insediamento doveva garantire sicurezza dal pericolo di valanghe, frane, inondazioni, una certa facilità di accesso ed una relativa vicinanza ai terreni di coltura nonché una buona insolazione. Doveva poter contare sulla possibilità di rifornimento dell’acqua, perciò dovevano avere nelle vicinanze una sorgente e la possibilità di creare canalizzazioni dai corsi d’acqua vicini. Inoltre i nuclei abitativi dovevano essere collegati con la rete viaria di fondovalle e con gli insediamenti vicini. Per valutare gli insediamenti montani, con le loro caratteristiche di localizzazione ed aggregazione bisogna per forza passare da una lettura dei dati geomorfologici, botanici e naturalistici della valle in oggetto, nonché dall’orientamento della valle, che nel nostro caso va da Ovest ad Est.
Nella valle Po l’orientamento del solco vallivo fa si che il fianco destro orografico esposto in pratica totalmente a Nord, all’ Ubaq (dal latino ad opacum=all’ombra) secondo la dizione provenzale, e quindi sia quasi interamente ricoperto di fitta vegetazione sino al limite dei pascoli alpini, mentre il fianco sinistro orografico, prevalentemente esposto a Sud, a l’Adrech (dal latino ad rectum=dirimpetto, rispetto al sole) erano praticamente spogli di vegetazione ad alto fusto ed erano occupati da magri pascoli. Questa dislocazione del mondo forestale ci permette di appropriarci della giusta chiave di lettura per la distribuzione degli insediamenti.
Nella valle Po è presente una netta preponderanza delle aggregazioni degli abitati sul versante sinistro orografico. Si intende per aggregazione, il vario accostarsi e disporsi dei singoli edifici che formano il nucleo abitativo.
Ad un primissimo livello va considerata la tipologia del singolo caseggiato. La casa può essere di tipo “non unitario”, quando è composta di corpi separati, magari disposti ai lati di una strada o di un cortile, con l’abitato ed il rustico principale rivolto a Sud, e magazzini e stalle supplementari dislocate ai lati o dirimpetto. Questa è la situazione che si riscontra per lo più nella media e bassa valle ed ha la maggior diffusione nelle zone dei Teit, i Tetti, come vengono chiamati i piccolissimi nuclei o le case sparse soprattutto nella zona dei castagni.
La casa è invece di tipo “unitario” quando tutti gli elementi, stalla, fienile, magazzini, abitazione, ecc. sono compresi nel perimetro delle quattro mura e coperti da un solo tetto. Questo è il tipo che, per evidenti ragioni climatologiche, incontriamo nella parte più alta delle valli, dove il clima più rigido consiglia il raggruppamento degli ambienti.
Passando dalla singola casa alla aggregazione di più edifici, come sono le nostre “rouhà” o borgate, possiamo incontrare le seguenti tipologie.
Casa in fila, in fila unica o in file successive disposte a scala sul pendio: in questo caso le abitazioni sono allineate ed affiancate in modo da avere la linea di colmo parallela alle curve di livello. L’edificio può essere formato da molti locali contigui formanti un lunghissimo rettangolo coperto da un solo tetto con una lunghissima linea di colmo: è il caso tipico della casa lunga molto frequente soprattutto sui pendii di media vallata. Ciò è possibile perché il clima relativamente mite, consente di avere una lunga parete esposta a Nord, mentre l’altrettanto lunga facciata a Sud gode della migliore insolazione possibile.
Case a gradino: si hanno quando le case si susseguono a gradinata lungo la linea di massima pendenza, con la linea di colmo perpendicolare alla linea od alle curve di livello.
Case a reticolo: possono essere disposte a reticolo le case riunite su un terreno abbastanza pianeggiante oppure quelle che risultano dalla combinazione dei due tipi precedenti, oppure quando le case a gradino presentano le gradinate tagliate da strade lungo le linee o le curve di livello.
Un’ultima osservazione di particolare importanza va fatta circa la linea di colmo. Nelle zone di media e bassa valle il colmo è per lo più parallelo alle linee e curve di livello. Nella parte più alta della valle è quasi sempre perpendicolare a queste, non permettendo le condizioni climatiche di avere una grande parete esposta a Nord, anzi la parete a Nord è solitamente per buona parte interrata nel pendio.
I materiali da costruzione usati nelle vecchie abitazioni erano per lo più quelli reperibili in loco, a causa del loro minor costo e delle difficoltà di trasporto in terreni a forte acclività e privi di buone vie di comunicazione.
La pietra per la muratura, gli archi, le volte ed il manto di copertura, la malta e, alle quote più elevate, l’argilla o addirittura la terra per il connettivo tra le pietre; il legno per le strutture orizzontali e del tetto: questi i punti fermi per un numero immemorabile di anni su cui il costruttore montanaro ha elaborato le regole pratiche della sua arte edificatoria.
La casa alpina presenta, in generale, un arredamento ridotto all’essenziale, frutto di lavoro di falegnami di mestiere o improvvisati.
Nella cucina l’arredamento era composta da: l’àrcho (grande cassone per contenere le provviste e i sacchi di grano e di farina lontano dai topi), la fariniero (contenitore di farina a tre gambe, di forma circolare restringentesi verso l’alto), la burrièro (zangola rotonda per fare il burro), l’estagiero o l’ardreissou, la credenza, con antine a pannelli ed eventuali cassetti nella parte inferiore e la parte superiore costituita da una piattaia. Completavano l’arredamento lou taul, il tavolo rustico, corredato di panche e sedie, e la mait, la madia per la pasta del pane. Infine trovavano posto sulla parete accanto al camino tutti gli utensili usati nell’ambiente domestico: su una panca o per terre i secchi per contenere l’acqua, appesi ad una rastrelliera forme per il burro, cucchiai, forchettoni e mestoli in legno, la tabio (tavola da polenta). Nella stanza l’elemento fondamentale era il letto, accanto la culla per neonati e letti di piccole dimensioni per bambini, poiché spesso tutta la famiglia aveva a disposizione un’unica camera; campeggiava lou gardo ròbo, generalmente a due ante, oppure costituito da un vano aperto nel muro; altri oggetti presenti erano il cassettone con lo specchio, scatole o cofanetti per conservare oggetti preziosi e documenti di famiglia, quadretti appesi ed il Crocifisso a testimonianza della religiosità popolare.
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Tratto da :Orizzonte Monviso Pubblicato da:Ufficio Turismo IAT - Comunità Montana Valli Po, Bronda e Infernotto - Paesana Cn
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